rapsodia per lory bett

rapsodia per lory bett

di Guido Mattioni

Sentivo che quel mio muscolo, quello che batte e batte, dandoci la vita e ritmandola come un metronomo, era andato in frantumi. Non faceva più “tic tac”. Cigolava, strideva, gemeva, perché il dolore è la ruggine delle nostre vite e non c’è oliatore che tenga.

Ferguson Lamb – per tutti Gus – è un americano perbene. Figlio di un ruvido militare e di una dolce mamma dai riccioli color pervinca pallido, è stato uno studente modello a Lizella, piccola città della Georgia, luogo di chiese e caserme, di “Amen” e “Signorsì”. Eppure, partendo da lì, corona il suo sogno: vince una borsa di studio, diventa clarinettista classico, gira il mondo, raccoglie applausi, vende dischi, raggiunge benessere economico e notorietà. Poi, come può succedere, inciampa: una conoscenza sbagliata e il matrimonio con una donna ancora più sbagliata. Cambia dentro, non è più lui. Uno scatto di nervi e addio lavoro, casa, ricchezza e notorietà. Perde tutto, meno che il ricordo di Lory Bett, unico vero amore della sua vita; un angelo volato via troppo presto. Poi, proprio mentre si sta ricostruendo, grazie al jazz, arriva il peggio: condannato da innocente, senza possibilità di dimostrarlo. Non ha più nulla, salvo una branda, una divisa acrilica arancione che gli prude sulla pelle e uno scarafaggio che esce tutte le sere, puntualissimo, da una crepa sotto al lavandino. Fissandolo. O almeno Gus pensa che sia così. Ha però un bloc notes dove segna i giorni passati in cella, calcolando a mente quanti ne dovrà ancora trascorrere lì dentro. Così inizia a scrivere, a raccontarsi e a raccontarci la sua vita. È una rapsodia di memoria e parole, non più di note musicali. Ma è la “sua”, composta da lui: quella dedicata a Lory Bett.

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